LA CULTURA DELLA TAVOLA # 5 – PARANOID PARK di BLAKE NELSON

Fino a che punto possiamo spingerci nella recensione di un libro? Cos’è un libro? Un libro è un mucchio di fogli che vengono tagliati stampati rilegati distribuiti venduti catalogati anche da un sistema bibliotecario centrale. Pare una cazzata, no? Uno dovrebbe porre attenzione allo stile, al ritmo, alla costruzione dei personaggi, a quanto la storia sia coinvolgente, se lo sia a tal punto che qualcuno pensi di trarne un film. Non dovrebbe stare a pensare all’etichetta assegnata dal catalogo informatizzato o alla quarta di copertina, solo che a causa di quel preciso esemplare letto si deve cominciare dall’etichetta e dalla quarta di copertina. Sono segni, stanno lì. L’etichetta sul dorso è un punto interrogativo, dando l’impressione che l’ottimismo classificatorio di Melvil Dewey sia impotente di fronte a Paranoid Park. La quarta di copertina di questa prima edizione Rizzoli del 2007 invece ci appare oggi così desolatamente lontana.

Il libro si legge in un mozzico, la complessità degli accadimenti è più o meno al livello di Duel di Matheson/Spielberg. Il protagonista è piuttosto controllato per essere un sedicenne, skeita senza brillare ma skeita parecchio sotto la pioggia dell’Oregon anche per cercare di fare pace con la coscienza tormentata dai sensi di colpa dell’episodio centrale del libro, dall’euforia di un rito di passaggio al dramma. L’evento incrementa il desiderio adolescenziale di invisibilità, ma anche perché la narrazione è in forma di diario scritto da un bianco borghese residenziale liceale e perfettamente normale – anche nell’essere figlio di una coppia che sta divorziando – si sente un distacco costante dalla cupezza del park e dei frequentatori abituali, quelli sì che sono fottuti per sempre:

E in un posto come il Paranoid Park c’era un altro vantaggio: avevi l’impressione che, per quanto malmessa la tua famiglia, c’era gente conciata peggio di te. (p. 12)

Allo stesso modo che il libro si distingue per i segni esteriori su QUELLA copia, un altro elemento estremamente singolare caratterizza Paranoid Park. L’opera, a sentire wiki.en, avrebbe infatti ottenuto “il prestigioso premio Grinzane Cavour”, scorrendo il quale non figura in alcuna categoria. Questo spinge a cercare di saperne di più, solo per scoprire che tre anni dopo l’uscita del libro di Nelson tutta la faccenda si disintegra perché il presidente viene arrestato per uso illecito di contributi pubblici provenienti dal Mibac e dalla Regione proprio per il premio e maltrattamenti sul domestico. Insomma lo skate non solo può essere utilizzato come strumento di difesa (si veda anche il vano tentativo dell’avvocato azionista cattolico Ignacio Echeverría durante l’avvocato di Londra del 3 giugno 2017), ma porta anche dove non immagineresti mai, nell’impero dei segni, del dubbio e della giustizia.

BLAKE NELSON (traduzione di PAOLA BERTANTE) – PARANOID PARK – RIZZOLI, varie edizioni, sotto i 10 euri

 

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