QUALI SONO TUTTE LE COSE CHE SCIVOLANO: KITESURF, LANDKITE E LONGBOARD

kitesurfing

KITESURF

Il kitesurf ha cominciato ad apparire sulle spiagge italiane alla fine degli anni Novanta, è cresciuto rapidamente e oggi conta un numero che si avvicina diecimila praticanti. Ha raccolto un vasto bacino di appassionati, da quelli che sono cresciuti con il windsurf e lo hanno abbandonato per l’ingombro del materiale a quelli che non hanno resistito ad uno sport che permette lunghe e silenziose navigazioni in downwind oppure stappa adrenalina nelle manovre aeree più acrobatiche. Ogni giornata utile per tempo libero e condizioni meteo muove tutti questi appassionati verso gli spot più favorevoli, dando vita una comunità ben differenziata ma che parla la stessa lingua e condivide le stesse sensazioni.

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Le pinnutissime tavole race – qui ad Ostia in una regata di quello che fu il primo Campionato Italiano Kitesurf sotto l’egida FIV, nel 2012 – sembravano essere l’arma definitiva per chi volesse raggiungere le massime velocità. Ancora pochi anni e le hydrofoil le avrebbero spazzate via, in nome di una continua evoluzione tecnica che alimenta nuove tendenze. 

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, la prima differenza costruttiva fondamentale è tra i kite che si gonfiano con una pompa a mano prima dell’utilizzo (pump) e quelle nelle quali è il vento stesso che entra nelle bocchette sul bordo d’entrata a conferire la forma d’ala. La diffusione – grazie alla Wipika dei francesi Dominique e Bruno Legaignoux – dei kite pump, che vantano rispetto ai foil l’incomparabile virtù di galleggiare, è stato l’elemento che ha segnato il destino del kitesurfing e ne ha sostenuto l’inarrestabile espansione. I foil rimangono tuttavia imbattibili sia nei venti leggeri che quando si richiede massima efficienza per le regate. Le tavole si dividono in bidirezionali, la classica simmetrica con straps per imparare, e direzionali. Queste ultime, accanto alla consolidata tradizione del surfino da onda, sono quelle più sensibili alle evoluzione tecnica e di tendenza. Così nel corso degli anni si sono diffuse prima le race, tavole a volume con pinne molto pronunciate, e oggi le hydrofoil, che utilizzano le superfici portanti fiorite ormai su qualsiasi tipo di scafo per staccarsi dalla superficie e godere di prestazioni elevatissime nel massimo silenzio. Disciplina dai forti contenuti spettacolari, alimenta un settore agonistico molto ricco sia sotto l’aspetto velocità che per quello wave, mentre molto apprezzate dal grande pubblico sono le manifestazioni organizzate dai grandi sponsor degli sport estremi come il King of the Air o il Megaloop Challenge di Red Bull.

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LANDKITE

Se il kitesurf in Italia ha raggiunto in tempi estremamente brevi una notevole popolarità, la sua versione terrestre ha trovato il suo limite principale nella mancanza di spazi dove navigare. Eppure è una disciplina che è emersa prima del kitesurf e conserva uno zoccolo duro di praticanti, anche se non al livello dei Paesi del Nord Europa, dove le Federazioni Nazionali si occupano della regolamentazione e della parte agonistica. La culla del landkite italiano è il Monte Petrano, un vasto altopiano in provincia di Pesaro e Urbino sul quale già fin dagli anni Novanta si disputava un campionato di buggy di ottimo livello. Fuori stagione e con nordest anche le ampie spiagge romagnole possono trasformarsi nello spot ideale.

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Karin Kerkenbusch – anima appassionata di qualsiasi sport di scivolamento in Italia, dal longboard al kite  – manovra il suo longboard tra la nebbia  sul Monte Petrano

I buggy sono i mezzi più diffusi, tricicli di varie dimensioni con un sedile sul quale è assicurato il pilota che governa l’aquilone da trazione. Il kite è generalmente un foil governato – invece che con la barra come avviene nel kitesurf – con delle maniglie, che offrono una maggiore sensibilità e possibilità di manovra dell’ala. L’altro mezzo con il quale praticare il landkite è il mountainboard, una tavola simile allo snowboard – quindi con i piedi vincolati – e ruote tassellate. A condividere la stessa sabbia e le stesse distese erbose del landkite è il landsailing, o carro a vela. Sempre tre ruote, ma con una randa intorno ai 5 metri quadri. E’ leggermente penalizzato rispetto al buggy perché quest’ultimo, con il kite gonfio ad una quindicina di metri, riesce ad catturare venti più puliti e intensi e quindi ad ottenere maggior trazione.

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LONGBOARD

Il longboard rappresenta una delle sfumature dello skateboard. Nell’immaginario collettivo lo skateboard è la piccola tavola con le estremità rialzate, ma questa non rappresenta né il concetto originale né il più diffuso. Il longboard è una tavola più lunga, intorno a 100 cm ma con tendenza ad aumentare di dimensioni, che ha permesso di sviluppare discipline radicalmente diverse. Con lievi differenze un longboard permette di scendere a velocità elevatissime (downhill), di percorrere lunghi tratti in pendenza (freeride), di eseguire figure altamente acrobatiche in piano (freestyle), di danzare armoniosamente sulla tavola (dancing), di passeggiare tranquillamente (pintail da cruising) anche per lunghe distanze (long distance pumping). Ruote e carrelli (truck) larghi completano l’attrezzatura.

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Florencio Santalmonte in toeside a Magliana, uno degli spot della scena del longboard romano

La scena italiana – come del resto quella internazionale – è cresciuta in maniera sensibile negli ultimi anni, portando sempre più appassionati sulla tavola lunga, sia per divertimento che per utilità, utilizzandola come commuter. Accanto alla cronica mancanza di spazi e piste ciclabili troviamo anche esempi di amministrazioni particolarmente attente, come quella di Torino che offre il patrocinio del Comune alla serata settimanale che si snoda nel capoluogo piemontese. Lo stesso inserimento tra le discipline olimpiche che debutteranno a Tokyo 2020 conferma tutto l’interesse che suscita oggi lo skateboard.

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