SKATEBOARDING: ENTRA NEI LIBRI E PURE NELLE OLIMPIADI

OLYMPIC SKATEBOARDING 01

Poco dopo l’uscita di Tutte le cose che scivolano, il primo romanzo dedicato al longboard e al kite, e alla viglia dei Giochi di Rio, il Comitato Olimpico si è riunito per valutare se un mazzetto di nuove discipline doveva essere inserito per l’appuntamento di Tokio del 2020. Così nel summit agostano, mentre la gente stava a sputare i semi del cocomero a Maccarese, passavano in gloria olimpica il karate, l’arrampicata, il baseball/softball, il SURF e lo SKATE. Mettici che due su cinque sono considerati sport di scivolamento, significa che stiamo proprio un pezzo avanti. ‘sta faccenda dello skate olimpico ha sollevato parecchio blablablà. Non c’è forse una certa contraddizione tra qualcosa di percepito come roba di strada, hardcore, cicatrici, corri co le guardie dietro, musica satanica e blazerZ dai bottoni d’oro sui panzoni? A seguire, e questa sembrava la preoccupazione maggiore, con tutte le bombe che dicono si farebbe un pro (ma mica starete a proiettare sui pro le bombe che si fanno i no pro? ahah), come ci si mette con le regole antidoping? E quale skate? La comunità del longboard già gli venivano i lacrimoni a sognare downhill a cannone giù dal Monte Fuji, per dire. In realtà si parla solo di street e park, vediamo poi.

Nick Hornby in Tutto per una ragazza aveva previsto l’eventualità, anche se in termini palazzinaro-apocalittici:

A noi il cemento, le scale, le rampe, le panchine, i marciapiedi servono tutti, dal primo all’ultimo. E quando il mondo sarà completamente ricoperto di cemento, gli unici atleti che rimarranno saremo noi, ci saranno statue di Tony Hawk in tutto il mondo e alle Olimpiadi di disputeranno soltanto migliaia di svariate gare dei skate, e allora sì che la gente le guarderà.

E’ necessario aggiungere che a volte, soprattutto con queste discipline molto giovani, si frappongono ostacoli che ti emergono all’improvviso nel park, insomma si registrano resistenze. Nella vela si parla di un insieme complesso di Classi con tutta una tradizione dietro, però il kitesurfing se l’era giocata per entrare al posto del windsurfing. Pareva che ci fosse riuscito, ma dopo il tira e molla tra maggio e novembre 2012 la tavola a vela – che con tutto il bene che uno può volerle non è proprio al picco della popolarità – è riuscita a spuntarla e a mantenersi il suo posto nelle acque olimpiche. Quindi le resistenze peggiori sono quelle interne. Dai nemici mi guardi Iddio, dagli amici ecc ecc. Ora non è che uno bravo con uno sponsor va al CIO e gli dice mica sarebbe male se si facessero un po’ di trickettini gajardi, vi portiamo più audience rispetto a quella che fa una bulgara che lancia un martello a 80 metri. E’ appunto una questione di Federazioni e a quelli dei pattini in linea gli è girato il chiccherone che la la FIRS (Fédération Internationale Roller Sports) promuovesse ‘sti drogati dello skate invece che i principini del roller blade. Vabbé, comunque ce l’ha fatta.

Oh, comunque dopo Tokio ci potrebbe essere Roma 2024! Daje che uno skatepark se non chiami Calatrava te la spicci co poco!

ENRICO AZZINI per TUTTE LE COSE CHE SCIVOLANO

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