LA CULTURA DELLA TAVOLA # 2 – QUANDO VERRA’ LA RIVOLUZIONE AVREMO TUTTI LO SKATEBOARD

QUANDO VERRA' LA RIVOLUZIONE AVREMO TUTTI LO SKATEBOARD - SAID SAYRAFIEZADEH

Un giorno – per una serie di circostanze sulle quali sarebbe assolutamente inutile indagare – vi prende la curiosità di sapere qualcosa di più sul Partito di Unità Proletaria per il Comunismo. Oh, sono cose che capitano: c’è pure chi lo fa per mestiere. Cercate un libro che vi spieghi di cosa si trattasse. Ne trovate uno su Amazon e dite, beh sulla copertina c’è pure una foto di Vittorio Foa. Concludete che il libro è perfetto, anche se il titolo – Il backflip del PdUP per il Comunismo non vi è perfettamente chiaro. Pensate comunque sia un vostro problema. Arriva, lo sfogliate e trovate solo come fare trick su trick.

Quando verrà la rivoluzione avremo tutti lo skateboard è proprio così. Pensi che parli – almeno un minimo – di skate e invece ripercorre pari pari la storia recente del Partito dei Lavoratori Socialisti americano, il Socialist Workers Party. Questo gigantesco equivoco accade perché Said un giorno desidera uno skate.

Quindi questo è il core:

In mezzo al negozio di articoli sportivi c’era un gigantesco contenitore di metallo pieno di skateboard dai colori squillanti, con una targhetta che diceva “$ 10.99”.

“Voglio quello verde,” ho detto.

“Quando verrà la rivoluzione,” mi ha risposto mia madre, “tutti avranno un skateboard perché gli skateboard saranno gratis”. Poi mi ha preso per mano e portato fuori dal negozio, dove mi immaginai nei minimi particolari un mondo di lunghe colline d’erba ondulate, nel quale era sempre estate e i ragazzi in skateboard sfreacciavano su e giù per i pendii. 

Un longboard farebbe per lui, ma, oh, non c’è altro skate oltre a questo core!

Anche dopo essere stata abbandonata dal marito la madre di Said Sayrafiezadeh affronta la lotta rivoluzionaria con abnegazione ed un particolare masochismo – ecco perché non compra lo skate al figlio! – e questo, insieme al resto, è autentico. Lo zio di Said, Mark Harris,  è veramente l’autore di Batte il tamburo lentamente (dal quale è stato tratto un film con Robert De Niro, 1973), il padre Mahmoud  si è veramente candidato alle presidenziali del 1980 – le prime dell’Iran post Pahlavi – che videro il trionfo di Bani-Sadr e e Jack Barnes è veramente stato il leader con un braccio solo che nel 1978 fu uno dei promotori del suicidio politico del SWP con la “turn to industry”. Tutti i militanti sarebbero dovuti di colpo entrare nel settore industriale e fare gli operai anche se erano impiegati, insegnati, professionisti: bella mossa di cristallina purezza, ma poco seguita. Purtroppo siamo alle solite: l’ispirazione trotzkysta è difficile che possa tenere lontano un essere umano da portafazzolettini cromati, space invaders e carta igienica. Comunque un bambino per metà iraniano e per intero rivoluzionario non se la vive bene negli USA a cavallo tra Settanta e Ottanta, tra vendite di Militant, la rivista del Partito, visite a Cuba o ai prigionieri politici e assalto all’Ambasciata di Teheran. Sopravviverà.

Equivoco per equivoco, causa per effetto, forse sarebbe più realista pensare a un Quando avremo tutti lo skateboard verrà la rivoluzione. Gulag per i poserZ mentali!

Said Sayrafiezadeh – Quando verrà la rivoluzione avremo tutti lo skateboard – nottetempo, Roma 2010, traduzione di Elisa Comito

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