LONGBOARD – CAPITOLO PRIMO #1

LONGBOARD FREERIDE CAPITOLO PRIMO

Questo significa partire dalla base. Di meno non c’è niente. È solo un pezzo di legno con delle ruote che sta dappertutto. Te lo porti dappertutto. Una macchina semplice da mantenere. Non ci paghi nemmeno le tasse. Se te lo vuoi disegnare – tanto per spiegare il concetto al tatuatore – non ci vuole molto, basta tracciare su un pezzo di carta una linea e due pallini oppure una specie di lingua con dei quadratini all’estremità, cinque minuti scarsi d’applicazione. C’erano stati momenti difficili nei quali l’unica consolazione era data dal pensiero di ruote dal contact patch più ampio o di slide più facili a parità di durometro, quando puoi rimanere incantato davanti a tutte quelle pagine di truck di solido indistruttibile metallo e di rotelline e di gommini colorati – una sera erano arrivati dei ragazzi del nord con un furgone bicolore blu e celeste, erano scesi e si erano messi a sedere sul pianale di lato, a portellone aperto, poi avevano tirato fuori le tavole e certi truck precision mai visti prima e infine una valigetta di plastica trasparente come quella delle fiches del poker ma invece di inutili gettoni stavano incolonnate decine di bushing e tutti gli altri si erano raccolti intorno stregati e senza parole – come caramelline, gelée che puoi mischiare in combinazioni infinite e molto più che personali, proprio tue intime, di una persona in cerca di rispetto per la quale entra anche un po’ il fatto che tornando a casa puoi contarti delle belle ferite, fotografarle e mandarle ai tuoi amici e alla ragazza che ti piace, delle belle abrasioni e i millimetri di pelle e di plastica che l’asfalto si è portato via e pure gli anni, perché solo quando si moltiplicano i movimenti, i piegamenti e le rotazioni ai quali i tuoi legamenti e le tue cartilagini oppongono una strenua resistenza ti rendi conto di quanto ormai sei tagliato fuori. Ma la pressione della velocità… la pressione il più delle volte laterale o di imbardata, dal venturi che si nasconde subito dietro le pinne nasali ansiose quando attraversi questo lampo vulnerabile, come se la vita normale non portasse abbastanza ossigeno al cervello senza quello sporgersi fuori sagoma, quel ruotare le spalle dopo averle aperte, quello scrollarsi i capelli dal viso e così via.

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