LANDKITE – CAPITOLO TERZO #2

LANDKITE ITALIA 05

Dagli ultimi tornanti si sente crescere un rombo che costringe tutti a guardarsi con aria interrogativa.

– Deve salire addirittura altra gente? Questo sembra un esercito! – chiede Andrea, che sta centellinando della grappa di pigna da un bicchierino di carta.

La gente oscilla la testa da una parte all’altra come per darsi una contata.

– Boh… mi pare che siamo tutti – risponde qualcuno dopo aver eseguito l’operazione – Te l’ho detto, siamo un gruppo abbastanza ristretto, noi.

Il rombo arriva sul pianoro. Si allontana per qualche istante e poi uno stridio di ingranaggi è il segnale di una improvvisa retromarcia per portare il mezzo – qualsiasi mezzo sia, ma deve essere pesante, tutti distinguono il rumore di rotolamento di enormi pneumatici tassellati – ad imboccare la strada giusta. I veicoli sono due, due Volvo Sugga ex militari, lasciati nello stesso verde col quale erano nati, tondeggianti e con lunghissime antenne radio come giganteschi coleotteri. Gli uomini che ne discendono non sembrano molto diversi da quelli che stanno seguendo la scena. Massicci, indossano gli stessi pantaloni mimetici artici e magliette nere, solo qualche accessorio di pelle in più: sembrano veramente un team di powerkite che è capitato nel posto giusto al momento giusto e i grossi buggy con il telaio lucidato a specchio e le big foot sul tetto confermano l’impressione. Dal Sugga di testa scende una specie di orco calvo che sembra il leader. Sulla maglietta nera porta un corpetto di cuoio allacciato sulla schiena mentre sul petto – come alamari metallici – delle piastre di alluminio mandorlato riflettono gli ultimi bagliori di una giornata straordinaria. Smontano dai fuoristrada e prendono ad abbracciare tutti con calore come se li conoscessero da sempre. Un ragazzo di Bologna ne ha sentito parlare, gli sembra che siano svedesi, gente che resiste alle tempeste di Römö e del Baltico. Dopo le presentazioni c’è un po’ di confusione. Gli Italiani sono ansiosi di vedere i buggy, che sembrano ben costruiti e con qualche soluzione interessante, ma inaspettatamente i nuovi arrivati cominciano a scaricare delle casse nere e rotoli di cavi.

– Ah sì, sì! Ora mi ricordo! – esclama quello di Bologna – Questi sono i riders che suonano!

Il cielo è diventato violetto quando il batterista comincia a picchiare furiosamente. Dietro il teleposto compare il chiarore della luna. L’orco calvo, che si chiama Casimiro – Crassi, per gli amici, quindi per tutti là sopra – parla un po’ di italiano, invita tutti quanti a girare. Si gira e si beve e si ascolta questo power metal che dedica tutti i suoi brani ad un aquilonismo maschio e vichingo. All’una del mattino il gruppo, in piedi sul cofano e sul tetto delle Sugga intona le prime note di Ghost Kite.

The red and the black
the bright and the dark
the front and the back

e anche senza capire una parola del testo questa lunga e melanconica ballata fa momentaneamente interrompere la notturna e tutti si abbracciano e piangono. Poi chi ancora ha fiato ritorna a far tracciare i fari e i frontalini.

© Riproduzione riservata

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