KITESURF – CAPITOLO SECONDO #1

KITESURFING 03

Occhioooo! – urla una voce profonda mentre il kite sorvola il bagnasciuga a un metro da terra.
Occhioooo, oh!

Esegue un back roll, atterra e riprende acqua.

Occhiooo. Occhioooo!
Aoh, ma che cazzo te urli? Stai da solo, devi pe forza fa tutto ‘sto casino? – gli grida un vecchio tellinaro che con il rastrello sulla spalla sta tornando alla capanna degli attrezzi nascosto tra le canne, dietro la prima ansa del torrente. Dei pescatori con le batterie di canne piantate nella sabbia seguono le scie della tavola con le mani ai fianchi e l’espressione accigliata.

Mentre naviga a una cinquantina di metri dalla spiaggia – un suo limite più estremo, come un cane alla catena – fa un ampio gesto verso terra con il braccio: indice e medio che emergono dalla mano e portati più volte alla bocca. Una ragazza che sta sulla spiaggia corre a passettini verso la duna, fruga in una borsa e torna indietro, il ragazzo plana fino a riva dove la ragazza gli infila una sigaretta accesa in bocca. Riparte, carva duro sollevando alti spruzzi, di tanto in tanto sbuffa anche il fumo. Lancia sorrisi tra la carnagione scurissima e la barba corta e nera.

Occhioooo!

Mi sono arrivate un po’ di ali nuove ma sto troppo impicciato, perché non mi dai una mano?
Ma lo sai che in acqua sono una pippa.
Non è roba da acqua, sono foil a celle aperte da terra. Anzi, sono poco più che trainer. Lo sai come funziona, no? Poi magari trascina qualcuno verso i kite da acqua che rimangono il core business.
Sì, il core business… – qualcosa per arrotondare non gli dispiacerebbe, ammesso che ci scappi – E cosa dovrei fare?
Basta che li fai vedere e volare. Lo sai che in finale mi frega e non mi frega.

Intanto il ragazzo in acqua continua a gridare occhiooooooo. Prova un darkslide ma è troppo lento e finisce col dare una violenta facciata.

Emiliano lo vedo proprio in gran forma – dice Andrea indicando il kiter che si è rialzato e nonostante ciondoli un po’ di qua e di là mezzo intontito sta tranquillizzando la ragazza.
Vero. Mai visto meglio.

Andrea abitava ancora in campagna quando aveva preso in mano il primo aquilone. Accanto alla casa che stavano costruendo senza fretta – bastava che almeno il piano terra fosse finito, con gli infissi e gli scarichi – c’erano ancora un paio

© Riproduzione riservata

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